Carlo Montarsolo (1922–2005) è una figura significativa della pittura italiana del secondo dopoguerra. La sua ricerca attraversa paesaggio, materia e astrazione, intrecciando memoria figurativa, sintesi geometriche, segni dinamici e intense costruzioni cromatiche. Il legame con Napoli e il Vesuvio alimenta una produzione che spazia dalle marine ai paesaggi vulcanici, dalle suggestioni musicali alle strutture luminose e astratte. Giorgio Agnisola individua nella sua pittura una «forte, irrisolta tensione tra passato e presente»: una cifra personale, espressione di una ricerca costantemente aperta a nuove possibilità espressive.
Torna a Portici arricchito dalla lezione fondamentale del "cubismo analitico" e comincia a produrre nuovi lavori tra realtà e astrazione, risultato di un suo lungo sofferto impegno durato dal 1951 al 1971.Risalgono a questo periodo le sue più belle composizioni "astratto-geometriche" culminate in olii di valore come la nota "Einstein" (la prima di una serie di famose firme catturate ed espresse con forme e colori quali Mozart, Brahms, Beethoven, Bach e Leopardi).
Dello stesso periodo è il grande olio ispirato alla "Cathédrale Engloutie" di Debussy: "Il tempio sommerso" che rappresenta il primo autentico esempio di cubismo analitico visto a Napoli. Nella Mostra del Mezzogiorno del 1962 al Palazzo Reale di Napoli quest'opera ottiene il migliore riconoscimento della giuria presieduta da Giulio Carlo Argan e composta dai famosi critici Francesco Arcangeli, Cesare Brandi, Palma Bucarelli, Luigi Carluccio, Franco Russoli, Marco Valsecchi e Raffaello Causa.

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